PER LA LATINA DEL FUTURO

Tra bellezza, sostenibilità, inclusione e innovazione

Per una Latina sostenibile, delle pari opportunità, dove non ci siano più disuguaglianze, dove l’accessibilità riguardi tutti.

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Con un po’ di emozione, ve lo dico subito, ho accettato di raccontare.

Non è stato semplice decidere di farlo. Ci ho messo tempo, ci ho pensato a lungo. Perché parlare di sé, della propria esperienza, degli anni passati a servire una città che ami, non è mai banale. Si rischia la retorica, si rischia l’autoindulgenza. 
Ho cercato di evitarle entrambe.

Quello che è venuto fuori, nel dialogo con Patrizia Migliozzi, è qualcosa che spero rispecchi non solo la mia storia, ma anche un pezzo della storia di Latina. Gli anni difficili, le battaglie, le soddisfazioni inaspettate, le persone che ci hanno creduto insieme a noi e qualche delusione. 

 Il civismo come scelta di vita, non come slogan.

“Il Cuore Dentro alle Scarpe” (Atlantide Editore) parla di questo. Del medico che diventa sindaco, che impara a fare politica senza smettere di essere se stesso, continuando a prendersi cura degli altri.  Di una città che, quando vuole, sa essere straordinaria.

Vi aspetto. Portateci le persone a cui volete bene, chi ha vissuto quegli anni con noi, chi non c’era e vuole capire. 
E anche chi non la pensa come noi,  il dialogo è sempre il benvenuto.

Con Licia Pastore a moderare, Vittorio Buongiorno de Il Messaggero, Graziella Di Mambro di Latina Oggi e Articolo 21, ed Elettra Ortu La Barbera, saremo in buona compagnia.

📌 Vi aspettiamo venerdì  30 ottobre alle 17:45 al Parco Ex Evergreen, in Via Roccagorga.

Ci vediamo lì.

(La bellissima copertina è di Fabrizio Gargano)

Con un po’ di emozione, ve lo dico subito, ho accettato di raccontare.

Non è stato semplice decidere di farlo. Ci ho messo tempo, ci ho pensato a lungo. Perché parlare di sé, della propria esperienza, degli anni passati a servire una città che ami, non è mai banale. Si rischia la retorica, si rischia l’autoindulgenza.
Ho cercato di evitarle entrambe.

Quello che è venuto fuori, nel dialogo con Patrizia Migliozzi, è qualcosa che spero rispecchi non solo la mia storia, ma anche un pezzo della storia di Latina. Gli anni difficili, le battaglie, le soddisfazioni inaspettate, le persone che ci hanno creduto insieme a noi e qualche delusione.

Il civismo come scelta di vita, non come slogan.

“Il Cuore Dentro alle Scarpe” (Atlantide Editore) parla di questo. Del medico che diventa sindaco, che impara a fare politica senza smettere di essere se stesso, continuando a prendersi cura degli altri. Di una città che, quando vuole, sa essere straordinaria.

Vi aspetto. Portateci le persone a cui volete bene, chi ha vissuto quegli anni con noi, chi non c’era e vuole capire.
E anche chi non la pensa come noi, il dialogo è sempre il benvenuto.

Con Licia Pastore a moderare, Vittorio Buongiorno de Il Messaggero, Graziella Di Mambro di Latina Oggi e Articolo 21, ed Elettra Ortu La Barbera, saremo in buona compagnia.

📌 Vi aspettiamo venerdì 30 ottobre alle 17:45 al Parco Ex Evergreen, in Via Roccagorga.

Ci vediamo lì.

(La bellissima copertina è di Fabrizio Gargano)
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🔴 Alloggi ERP di Via Selene: abbiamo chiesto l’annullamento della delibera.

Il motivo è chiaro: 𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐠𝐢𝐮𝐧𝐭𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐜𝐨𝐫𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐧𝐝𝐞 𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐯𝐨𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐢𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞.

Il 5 maggio la commissione consiliare ha votato una cosa precisa: la conferma delle categorie speciali individuate nel 2010. 
Tra queste, le persone con invalidità superiore al 66%. Punto. Questo è quello che abbiamo approvato all’unanimità.

Nella delibera di giunta che è seguita, invece, è comparsa una precisazione che nessuno aveva proposto e nessuno aveva votato: invalidi al 66% che deambulano senza ausili o senza accompagnatori.

Non è una sfumatura. È una difformità sostanziale tra ciò che la commissione ha deliberato e ciò che la giunta ha poi attestato come deliberato.

Lo spiego con un esempio: è come se si decidesse di riservare una graduatoria a chi ha i capelli grigi e poi nella delibera ci si aggiunge che deve avere anche la barba e gli occhiali. 
Il risultato è che una fetta di persone aventi diritto viene esclusa, senza che questo sia mai stato discusso né approvato in sede consiliare.

Su un tema così delicato come l’emergenza abitativa, i diritti delle persone più fragili non si restringono per via amministrativa, senza basi tecniche e senza un voto.

Per questo abbiamo chiesto l’annullamento. Ci sono già ricorsi in procinto di essere attivati: non possiamo esporre il Comune a questi rischi.

Il nostro compito è uno solo: che siano rispettati i diritti di tutti.

🔴 Alloggi ERP di Via Selene: abbiamo chiesto l’annullamento della delibera.

Il motivo è chiaro: 𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐠𝐢𝐮𝐧𝐭𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐜𝐨𝐫𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐧𝐝𝐞 𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐯𝐨𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐢𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞.

Il 5 maggio la commissione consiliare ha votato una cosa precisa: la conferma delle categorie speciali individuate nel 2010.
Tra queste, le persone con invalidità superiore al 66%. Punto. Questo è quello che abbiamo approvato all’unanimità.

Nella delibera di giunta che è seguita, invece, è comparsa una precisazione che nessuno aveva proposto e nessuno aveva votato: invalidi al 66% che deambulano senza ausili o senza accompagnatori.

Non è una sfumatura. È una difformità sostanziale tra ciò che la commissione ha deliberato e ciò che la giunta ha poi attestato come deliberato.

Lo spiego con un esempio: è come se si decidesse di riservare una graduatoria a chi ha i capelli grigi e poi nella delibera ci si aggiunge che deve avere anche la barba e gli occhiali.
Il risultato è che una fetta di persone aventi diritto viene esclusa, senza che questo sia mai stato discusso né approvato in sede consiliare.

Su un tema così delicato come l’emergenza abitativa, i diritti delle persone più fragili non si restringono per via amministrativa, senza basi tecniche e senza un voto.

Per questo abbiamo chiesto l’annullamento. Ci sono già ricorsi in procinto di essere attivati: non possiamo esporre il Comune a questi rischi.

Il nostro compito è uno solo: che siano rispettati i diritti di tutti.
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Questa foto vale più di mille parole. È l’abbraccio di una famiglia che ha portato il dolore più grande con una dignità che ci ha insegnato cosa significa non arrendersi.

A Paola, Claudio e Irene Regeni va oggi l’abbraccio di tutta l’Italia, di tutti coloro che in questi dieci anni hanno camminato al loro fianco, hanno tenuto accesa una candela, hanno scritto il nome di Giulio sui muri, nei cuori, nelle piazze.

Una sentenza è arrivata. Ma finché non ci sarà anche verità piena, non solo processuale, ma politica e diplomatica, quella candela resterà accesa.

Veritá per Giulio Regeni.

Questa foto vale più di mille parole. È l’abbraccio di una famiglia che ha portato il dolore più grande con una dignità che ci ha insegnato cosa significa non arrendersi.

A Paola, Claudio e Irene Regeni va oggi l’abbraccio di tutta l’Italia, di tutti coloro che in questi dieci anni hanno camminato al loro fianco, hanno tenuto accesa una candela, hanno scritto il nome di Giulio sui muri, nei cuori, nelle piazze.

Una sentenza è arrivata. Ma finché non ci sarà anche verità piena, non solo processuale, ma politica e diplomatica, quella candela resterà accesa.

Veritá per Giulio Regeni.
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Tajani ha detto che il centrodestra è come una ragazza seria, con le gonne più lunghe. Affidabile. Non come quella appariscente che ti tradisce.

Meloni ha minimizzato: «gli è uscita male».

No. Non è uscita male. È uscita esattamente come era nella testa di chi l’ha detta. Le parole non tradiscono i pensieri per caso.

Il ministro degli Esteri italiano, nel 2026, usa le donne come metafora della stabilità politica. Le divide in serie e appariscenti, le misura dalla lunghezza della gonna, le valuta in base all’affidabilità come mogli e madri. Non in un bar, non in una conversazione privata: dal palco di un evento pubblico.

È un segnale culturale. Ed è grave.

Perché non è una gaffe isolata. È l’ennesima tessera di un mosaico che si sta componendo da mesi: la rincorsa a posizioni che Vannacci ha reso presentabili, una regressione culturale che avanza con la scusa di parlare alla pancia del paese. Prima Vannacci in Parlamento europeo con la Lega, ora il segretario di Forza Italia che parla di gonne lunghe dal palco. Si chiama contagio. E avanza.

Ci sarebbe anche un’ironia della storia. Forza Italia porta ancora nel simbolo il nome di Silvio Berlusconi  un uomo la cui vicenda personale e pubblica non è esattamente associata al concetto di sobrietà nei confronti delle donne. Mi chiedo se certe sortite Tajani le avrebbe fatte anche ai tempi del Cavaliere. O se allora il registro era un po’ diverso.

La premier Meloni dice che gli è uscita male. Le chiedo: cosa sarebbe invece «uscita bene»? Quale versione di quella frase avrebbe trovato accettabile?

Le donne non sono metafore. Non sono esempi. Non si misurano dalla gonna né dall’affidabilità matrimoniale. Sono persone. 
Ed è il 2026.

Tajani ha detto che il centrodestra è come una ragazza seria, con le gonne più lunghe. Affidabile. Non come quella appariscente che ti tradisce.

Meloni ha minimizzato: «gli è uscita male».

No. Non è uscita male. È uscita esattamente come era nella testa di chi l’ha detta. Le parole non tradiscono i pensieri per caso.

Il ministro degli Esteri italiano, nel 2026, usa le donne come metafora della stabilità politica. Le divide in serie e appariscenti, le misura dalla lunghezza della gonna, le valuta in base all’affidabilità come mogli e madri. Non in un bar, non in una conversazione privata: dal palco di un evento pubblico.

È un segnale culturale. Ed è grave.

Perché non è una gaffe isolata. È l’ennesima tessera di un mosaico che si sta componendo da mesi: la rincorsa a posizioni che Vannacci ha reso presentabili, una regressione culturale che avanza con la scusa di parlare alla pancia del paese. Prima Vannacci in Parlamento europeo con la Lega, ora il segretario di Forza Italia che parla di gonne lunghe dal palco. Si chiama contagio. E avanza.

Ci sarebbe anche un’ironia della storia. Forza Italia porta ancora nel simbolo il nome di Silvio Berlusconi un uomo la cui vicenda personale e pubblica non è esattamente associata al concetto di sobrietà nei confronti delle donne. Mi chiedo se certe sortite Tajani le avrebbe fatte anche ai tempi del Cavaliere. O se allora il registro era un po’ diverso.

La premier Meloni dice che gli è uscita male. Le chiedo: cosa sarebbe invece «uscita bene»? Quale versione di quella frase avrebbe trovato accettabile?

Le donne non sono metafore. Non sono esempi. Non si misurano dalla gonna né dall’affidabilità matrimoniale. Sono persone.
Ed è il 2026.
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